Pop Culture | Written by Sara

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L’ETÀ DELL’ORO DELLE CARTOLINE

Anche voi, quando siete in vacanza, spedite ancora le cartoline? Io sono una di quelle che compie questo rito “nostalgico”. A parte che mi piace sceglierle per il semplice fatto che adoro la fotografia di paesaggio e vedere chi è l’autore dello scatto (accanto ai grandi della fotografia, si scoprono artisti locali di grande talento!). Poi, è bello pensare che passeranno un paio di giorni prima che la postcard giunga a destinazione. Ormai tutti abusiamo dello smartphone e inviamo fotografie del luogo di villeggiatura agli amici, azzerando i tempi e le distanze. Credo che trovare la cartolina nella cassetta delle lettere abbia sempre il suo fascino. Inoltre, mi piace perché scriverla è una prova: non tutti hanno il dono della sintesi. Visto il poco spazio a disposizione (giusto qualche riga!), nella testimonianza del viaggio bisogna essere a dir poco concisi.
Ecco, Paolo Caredda, attaverso un libro fotografico intitolato In un’altra parte della città. L’età dell’oro delle cartoline, edito da Isbn, ci descrive l’Italia dal periodo del boom economico alla fine degli anni Settanta, attraverso una scelta di immagini, una selezione che opera lui stesso. Partendo dalla domanda “Cosa ci aspettiamo da una cartolina postale?” ripercorre la storia di quel rettangolino ideato per celebrare le vedute approvate dallo Stato ma che prende una strada diversa. Ci parla infatti di un’Italia periferica, popolare, niente affatto ordinaria. Ecco che luoghi i quali non si pensava potessero coinvolgere inziano a riscuotere, inaspettatamente, interesse : quartieri-dormitoio, autogrill, stabilimenti industriali, strade, alberghi, gelaterie, centri di cura termalo, scuole, case di riposo sono, ora, guardati in modo differente. La ragion d’essere della cartolina era che avrebbe dovuto pubblicizzare gli edifici del potere, i monumenti, i lavori pubblici. Ma la cartolina si ribella a questo estabilishement ed ecco che posti assolutamente inediti ed anonimi prendono valore.
Il libro vuole essre una sorta di diario autobiografico e ogni fotografia è accompagnata da una commento personale dell’autore.
Paolo Caredda si occupa di scrittura creativa, documentari e reportage.

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