Pop Culture | Written by Francesca

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Gimmefive – summer readings

Ogni anno, con l’avvicinarsi dell’Agosto vacanziero, le riviste cominciano a propinarci liste di libri imbarazzanti da “gustarci sotto l’ombrellone”. Mettiamo al rogo la trìade di Cinquanta Sfumature, mandiamo in pensione la Kinsella, e vi prego basta storielle scontate all’ombra della Tour Eiffel: ecco qui un #gimme5 di letture d’estate, da godersi in spiaggia come vogliono i clichés, ma anche a casa o al fresco del Nord, come farò io.

1. Sulla Strada, Jack Kerouac.

Ora io lo so che direte “che banalona, basta, non finisco neanche di guardarla, ‘sta lista”. Non fatelo. Intervistando diverse persone, ho scoperto che questo capolavoro non è presente nella lista di molti. Un vero peccato, in quanto non esiste miglior descrizione dell’essenza di viaggio in letteratura. L’ho letto l’anno scorso durante dieci giorni di esplorazione aggressiva di Londra, divorandone le pagine su ogni mezzo di trasporto immaginabile, e ha dato un valore aggiunto al senso di spostamento e scoperta. Per questo motivo, anche quest’anno porterò Kerouac in vacanza con me, stavolta con “I sotterranei”. Il sentimento febbrile, la curiosità, la voracità del tutto che trasmette – tra Beat Generation, jazz e benzedrina – lo rendono un distillato di giovinezza.

Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.

Dove andiamo?

Non lo so, ma dobbiamo andare.

2. Last Days of California, Mary Miller.

La sorellina minore di “Sulla Strada”, questo romanzo è femmina. Cosa significa essere una ragazza, essere donna, essere americana, credere o non credere, vivere e morire? Jess riflette incessantemente durante un viaggio in auto attraverso le roventi strade americane. Pensieri crudi e onesti che ci risveglieranno dal torpore estivo, talvolta con un bello schiaffo in pieno volto.

Si sente sempre dire che il mondo è piccolo, ma è solo per farlo sembrare un posto meno terrificante. Il mondo è enorme. Non mi ero mai resa conto di quanto fosse grande fino ad ora.

3. Una cosa divertente che non farò mai più, David Foster Wallace.

Nato inizialmente come reportage per la rivista Harper’s, dopo infinite revisioni è diventato un vero e proprio romanzo, un classico dell’umorismo e della satira postmoderna. Wallace dà il meglio di sé analizzando in modo quasi maniacale ogni particolare di una crociera extralusso ai Caraibi: è esilarante come individui tutto ciò che ci può essere di trash sulla nave e – per estensione – nella società americana.

Per chi pensa che la crociera “anche no”.

La coppia di pensionati di Chicago, ormai astuti veterani delle code, visto che è la loro quarta crociera extralusso, spintonando a destra e a manca sono molto più avanti di me. Una seconda signora addetta al Controllo Folle della Celebrity ha un megafono e continua a ripetere instancabilmente di non preoccuparci delle valigie, che ci raggiungeranno più tardi, e sono il solo, a quanto pare, a trovare la cosa agghiacciante nel suo involontario richiamo alla scena della partenza per Auschwitz di Schindler’s List.

4. Tenera è la notte, Francis Scott Fitzgerald.

Qui sono di parte, perché è il mio libro preferito. Gli anni Trenta, l’età del Jazz, la Costa Azzurra: gli elementi da sogno ci sono tutti. La storia del più crudele degli amori, fatto di colpe e attese, pure sofferenze, si staglia su una descrizione magistrale del Sud della Francia, del mare e delle sue romantiche località.

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord, era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l’Hotel des Etrangers di Gausse e Cannes, otto chilometri più in là.

5. Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi.

Non è un romanzo di viaggio, è anzi piuttosto statico, ambientato nella Lisbona del 1938. La coscienza, la Storia, le scelte sono proiettate su una città caldissima e affascinante. La narrazione incalzante ci proietta dentro al Café Orquídea, sui tram della città, nelle sue piazze. Tabucchi possiede questo potere magico.

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte.

Enjoy!

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