Art | Written by Francesca

HOPPER COPERTINA

Edward Hopper a Bologna

 

Di lui mi sono innamorata grazie a Tenera è la Notte di Francis Scott Fitzgerald.
Lo ammetto: sono una che giudica – e sceglie – i libri dalla copertina; ovviamente se desidero leggere qualcosa in particolare, non è che rinunci per un progetto grafico non nelle mie corde… Ma spulcio ogni edizione fino a trovarne una che mi piaccia. Con quel libro, però, non ce n’è stato bisogno: un colpo di fulmine. Per il titolo, per l’autore, ma soprattutto grazie a Summer Evening, l’olio su tela del ’47 dipinto da Edward Hopper, bellissima macchia scura sulla copertina immacolata di quello che sarebbe diventato il mio romanzo preferito. Ottima scelta, Einaudi!

 

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Il caso ha voluto che il Natale successivo il mio fidanzato mi regalasse 6.41 di Blondel, con un fiero Compartment C, Car 293 – sempre di Hopper, ça va sans dire – a tutta copertina. He knows his chicken. Grazie, Einaudi. Perché da allora non ho più distolto gli occhi dalle opere del gigante d’America.

 

hopper ok

 

Dopo aver terminato entrambi i romanzi, ricordo di aver pensato che i dipinti scelti fossero perfettamente rappresentativi dello stato d’animo dei protagonisti: il senso di solitudine e isolamento sono lampanti, fanno quasi male; di Hopper hanno detto che sapesse dipingere il silenzio, e lui stesso sosteneva: “non dipingo quello che vedo, ma quello che provo”. Ed in effetti osservare le sue tele non è un’esperienza unicamente visiva, è qualcosa di ben più profondo, di malinconico.

 

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Pittore per eccellenza del mito americano e dei suoi stereotipi, ha avuto la capacità di cristallizzare gli attimi con una tecnica quasi fotografica: una sorta di impressionismo francese unito al suo personalissimo stile, che prediligeva architetture, strade, interni, luci artificiali e figure umane immobili, silenziose, assorte. L’uso dei colori brillanti non conferisce vivacità alle scene, ne accentua anzi l’estraneità e l’incomunicabilità.

 

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“Edward Hopper” ha tutte le carte in regola per essere LA mostra di questa primavera, quella da non perdere per nessun motivo al mondo. Organizzata da Arthemisia Group, insieme a Fondazione Carisbo e Genius Bononiae, presenta una selezione di una sessantina di opere provenienti dal Whitney Museum of American Art di New York. Al Whitney Museum, grazie al lascito della vedova Josephine avvenuto nel 1968, si trovano infatti oltre 3.000 opere tra dipinti, disegni e incisioni, relative a tutta la produzione hopperiana. L’esposizione bolognese, a cura di Barbara Haskell e Luca Beatrice, è suddivisa in sei sezioni tematico-cronologiche che scandiscono l’intera carriera artistica di Hopper.

 

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Dove?
A Palazzo Fava, Bologna
Quando?
Dal 25 marzo al 24 luglio 2016
Quanto?
14,50 Euro

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