Pop Culture | Written by Francesca

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Il primo uomo cattivo

Il primo uomo cattivo: lo abbiamo letto per voi. No, balle! Lo abbiamo letto per noi stesse, perché lo desideravamo da mesi e finalmente abbiamo trovato il tempo per farlo. Ecco qualche riga a proposito del libro – ma tra manìe, nevrosi, cromoterapia, amore saffico, bon ton giapponese, sadismo, violenza, crudeltà, lumache, rinascita, reincarnazione di un neonato dal nome assurdo… Non potete immaginare cosa vi aspetti.

 

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Ci sono tre motivi che mi hanno spinta a voler leggere questo libro. Il primo è che l’edizione in lingua originale ha una copertina nera, quasi funerea, che mi ha dato l’idea che tutto fosse possibile, dietro quei lembi di cartoncino; il secondo è che è stato creato uno shop online degli oggetti presenti nel romanzo, quasi fossero feticci; il terzo è l’hype che vi si è creato intorno. Anzi no, ce ne sono quattro: sono anche incredibilmente curiosa.

Ho iniziato a leggere il giorno stesso che Sant’Amazon mi ha recapitato il pacco al lavoro, e fin da subito mi è stata chiara una cosa: mi sarei sentita spesso a disagio tra quelle pagine. Lena Dunham dice: “Questo libro vi farà ridere, sussultare e immedesimarvi in una donna che non avreste mai pensato di essere”. Invece no, Lena – o almeno, non nel mio caso. Mi sono sentita a disagio perché l’ho percepito da subito come ciò che di più lontano da me possa esistere, come una dimensione parallela che non mi compete e che forse mai comprenderò. E non comprendere, di base, non mi piace.

Ecco perché il piacere che deriva dalla violenza di una sorta di Fight Club a due – donne – con tanto di carica erotica e gioco di ruoli disturbava il mio cervello urlante. Così come i particolari scabrosi, a volte schifosi, su cui si sofferma l’autrice: acne, odori, robe fisiologiche. Vedi, ho scritto “robe fisiologiche” perché tutto questo mi è appunto così estraneo che non riesco neanche a digitarlo. E’ un mio limite, probabilmente.
Ho dovuto googlare “globus hystericus” e “piede d’atleta”, ho assistito alla distruzione della bolla sacra che per secoli la società ha costruito intorno alla gravidanza e alla maternità, ho combattuto contro l’immagine di un uomo col pene cosparso di crema alla rosa. Tutto estremamente vivido, tutto inquietante.

La verità è che “Il primo uomo cattivo” è malato e strano e crudo e mi ha messa diverse volte in notevole difficoltà, ma l’ho divorato febbrilmente: quando avevo dieci minuti liberi, mentre aspettavo il mio fidanzato fuori da un negozio, mentre bevevo un caffè, prima di dormire – ogni momento era quello giusto per riaprirlo. Credo sia un segno inequivocabile del fatto che mi sia piaciuto molto. Miranda July ha un modo tutto suo di descrivere le nevrosi e i giri mentali più strambi, un’immaginazione borderline senza confini e un talento genuino nella scrittura. Vorrei allestire un altare pagano e pregare gli dèi di farmi dono di queste capacità. Vorrei ingaggiare un coro gospel e cantare V I V A M I R A N D A J U L Y P E R S E M P R E.
Nel frattempo, vi consiglio di leggerlo.

 

Questa piccola recensione arriva dritta dritta dal mio Goodreads

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  • Miranda July at home in Los Angeles. December 19, 2014.
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